Redundancy is a fake or not?
LA RIDONDANZA E' UN FALSO MITO?
Nella foto un esempio di ridondanza in una sosta con ancoraggi che singolarmente superano con i loro carichi di esercizio i carichi di rottura di tutti gli altri materiali della catena di assicurazione. Moschettoni, fettucce, corda etc. Ma è veramente necessaria? In un contesto generale non lo è o meglio sembra profondamente irrazionale. Ma è una buona pratica e abitudine ragionare in maniera ridondante di modo che comunque vada ci sia una seconda opportunità? Quali sono i pro e i contro di questo approccio mentale nella realtà del climber. Se devo pensare ad uno scenario di rottura, errore o incidente allora devo fermarmi e non creare un back-up improvvisato ma una vero e proprio nuovo scenario.
Insomma la ridondanza non può essere applicata da inizio a fine catena di assicurazione per cui è un concetto molto aleatorio che lascia spazio a dei buchi neri dove non esiste ridondanza. Sarebbe quindi molto meglio partire dal presupposto di base che la catena di assicurazione in generale non ha ridondanza a tutti gli effetti e che nei casi particolari in cui si decide di applicarla lo si fa perché si prevede un ipotetico fallimento della stessa. Un chiodo o un fix che cede, l'apertura involontaria di un rinvio senza ghiere o una longe senza ghiere. Facciamo alcuni esempi pratici direttamente sul campo. Analizziamo i tre metodi di assicurazione più utilizzati. Assicurazione in vita, assicurazione in sosta con un singolo ancoraggio e assicurazione in un vertice di sosta con più ancoraggi. L'assicurazione in vita è applicabile solo in presenza di bassi carichi assoluti a terra viceversa, in parete, quando le condizioni in cui il vertice di sosta è così labile in termini di carico o direzione di carico che si preferisce far intervenire il peso corporeo nel meccanismo di frenata. Si applica questo metodo per non coinvolgere direttamente il vertice di sosta nella frenata dopo l'ovvio ribaltamento della stessa. In questi due casi c'é ridondanza solo nel caso del vertice dove l'assicuratore è coinvolto direttamente nella frenata rimanendo poi in carico di tenuta. Assicurazione in sosta su singolo ancoraggio. Qui non c'è ridondanza ma a differenza del primo caso l'assicuratore non è direttamente coinvolto nella frenata ed è molto più semplice per esso intervenire direttamente sul freno. Se si tratta di un buon ancoraggio è veramente un problema che non ci sia ridondanza? Io non credo. Assicurazione in sosta in un vertice. Abbiamo ridondanza e mancato coinvolgimento nella frenata. Delle tre opzioni risulta la più sicura in termini di opzioni di tenuta e la più sicura in termini di rapido intervento. Ma questo solo se ci sono dubbi sul singolo ancoraggio altrimenti sono valide tutte e due le soluzioni. Ricondo che un fix garantisce un carico di esercizio di 20/23kn quando i carichi massimi della catena di assicurazione arrivano a 9kn.
Un "gruppo sosta" omologato ha carichi di esercizio di tonnellate peso forza. E' ridondante come concetto costruttivo e l'unica opzione di incidente è che venga via l'intero pezzo di roccia in cui è stato applicato o che l'anello di calata sia talmente usurato da rompersi o molto più facilmente tagliare la corda per compressione in un gola di erosione metallica talmente stretta da fungere come ghigliottina. Eppure per gli estremisti della ridondanza attaccarsi ad un unico anello anche se nuovo non da una seconda chace nel caso l'anello si apra. Un fedelissimo della teoria aggiungerebbe almeno un back-up alla corda oltre all'anello. In falesia facendo la "manovra" si ha ridondanza del gruppo sosta e ridondanza dei nodi di collegamento. Impossibile o quasi fallire. Ma supponiamo che a scalare sia un climber esperto. Presa come precauzione che non cada la corda a terra e assicurato con un rinvio quanti sono i rischi reali che apra un rinvio sotto carico involontariamente? Quali sono i tempi per slegarsi e legarsi invece di passare una corda doppia legarsi con un moschettone a ghiera slegarsi e sfilare la corda? Ecco un esempio di eccesso di ridondanza come lo è quello di creare un vertice fra ancoraggi che singolarmente abbiamo detto tengono già più di tutto il materiale che si coinvolge nella catena di assicurazione. Aggiungere l'ennesimo cordino "d'abbandono" ad una sosta con ancoraggi singoli precari può sembrare un aumento di ridondanza e quindi sicurezza ma in realtà si va a creare ulterione casino in una sosta "trappola" dove magari alcuni cordini logori possono rompersi con semplice carico statico di chi arriva in sosta. Dove l'intreccio è talmente complesso e lo spazio rimasto al chiodo o al fix talmente esiguo che probabilmente qualcuno andrà a prendere un cordino sbagliato. Oppure tentando di far passare il moschettone in quel poco di spazio disponibile andrà a comprimere su uno spigolo vivo tutto il collegamento di sosta. L'eccesso di ridondanza è caos. L'approccio corretto sarebbe tagliare tutto il vecchio e mettere un solo cordino di collegamento che consenta comunque il contatto metallo su metallo e non cordino compresso tra metalli.
L'approccio ridondante nella catena di assicurazione va quindi valutato di volta in volta. E secondo me andrebbe applicato plausibilmente quando è prevedibile o ipotizzabile il fallimento di uno dei componenti in gioco. Sono in condizioni marine mi collego a due punti di sosta sempre anche se ad oggi nessun acciaio 316l certificato ha mostrato segni SCC. Ma è chiaro che non sempre e non tutti sono in grado di verificare queste caratteristiche. Sono in condizioni normali decido in base alla disponibilità di tempo e materiale. Arrivo in sosta e voglio fare una calata rapida mi slego e rilego facendo attenzione al collegamento con la sosta e a non far cadere la corda. Non c'é ridondanza non posso permettermi errori. Punto. La ridondanza non è lineare, rapida e semplice per cui va applicata con metodo e concentrazione. Piuttosto che contare su una ridondanza sistematica trovo molto più utile il cross check tra compagni di cordata (una forma di ridondanza attiva), la sostituzione dei moschettoni a ghiera con i moschettoni a triplo movimento nei vari tools che si utilizzano (aver la certezza di chiusura indipendentemente dal fattore umano), l'utilizzo dei dissipatori di arresto sia sulle vie sportive che quelle alpinistiche e non solo nel caso di divario di peso corporeo, ma sempre, avere con se un'autobloccante per eventuali manovre complesse, utilizzare i guanti in sosta e l'apprendimento di tecniche basilari di autosoccorso.
E' stato un lungo percorso in campi diversi e in situazioni diverse. Lasciate sedimentare queste idee e se avete qualche feedback non preoccupatevi nel condividere le vostre opinioni.
Chi segue questo blog sa che sono stato sempre indipendente da delle guide linea imposte da organizzazioni ufficiali e non, ma ovviamente capisco e condivido i protocolli che ogni realtà prova a sposare per ridurre il rischio di incidenti. Per insegnare in maniera schematica e semplice una serie di steps da adottare prima di iniziare ad arrampicare. La famosa check-list che eseguono i piloti di un aereo prima del decollo. Questi protocolli di sicurezza si basano molto spesso sul concetto di ridondanza. Oggi parliamo proprio di questo.
Nel mondo dell'arrampicata e dell'alpinismo sta prendendo sempre più campo, comprensibilmente. La ridondanza sembra "sposabile" come linea guida generale.
Esempio pratico lo sono le soste su più ancoraggi. Ancoraggi che singolarmente sono già ampiamente progettati per gestire i carichi di esercizio ipotizzati, la classica manovra in catena con due o addirittura tre nodi di manovra e altri "momenti" in cui esiste la presenza di un back-up se non addirittura di due. Questo per mantenere parametri di sicurezza così elevati che se anche dovesse fallire per errore umano o per rottura il primo livello si rimarebbe comunque in sicurezza.
Ma in che cosa consiste il concetto di ridondanza, concetto che prendiamo dal campo delle scienze ingegneristiche visto che a "vista" è quello che più si avvicina al mondo che frequentiamo.
In pratica la ridondanza in ingegneria consiste nella duplicazione dei componenti critici di un sistema con l'intenzione di aumentarne l'affidabilità e la disponibilità, in particolare per le funzioni di vitale importanza per garantire la sicurezza delle persone e degli impianti o la continuità della produzione. D'altra parte, poiché l'introduzione di ridondanze aumenta la complessità del sistema, le sue dimensioni fisiche e i costi, generalmente esse sono utilizzate solo quando i benefici derivanti sono maggiori degli svantaggi sopraccitati, il che necessita di uno studio approfondito adattato al particolare caso di interesse (preso pari pari da Wikipedia).
Nella ridondanza improvvisata in generale io ci vedo una perdita di spirito critico, un aumento dei tempi di esecuzione di manovra e una leggerezza nel valutare il momento dovuta al fatto che comunque vada ci sarà una seconda opportunità.
Scompare il concetto che l'errore può causare la morte. Che la sottovalutazione può coinvolgere il proprio partner direttamente nell'incidente o indirettamente nelle vicissitudini che ne conseguono personali e legali. Credere che il concetto di ridondanza possa garantire la sicurezza è un errore. La ridondanza necessita di tempo, materiale aggiuntivo e ragionamento. La ridondanza non copre gran parte delle dinamiche della catena di assicurazione. Ad esempio se vi legate male, se si rompe l'unico ancoraggio che avete utilizzato mentre scalate, se montate il freno in maniera impropria, se fate sfregare la corda o la fettuccia inavvertitatemente su uno spigolo vivo o se siete voi stessi a comprimere la corda in uno spigolo vivo e via dicendo. In tutti questi casi le conseguenze sono quasi sempre fatali.






Commenti
Posta un commento